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    August 30

    04

    Non posso fare altro che osservarti cambiare, prendere atto giorno per giorno di cio’ che dentro te si modifica. Ne conosco i motivi, ma sento che e’ ingiusto, mi fa male. E sento che indietro non si torna, non su questo, perche’ per quanto la persona oggi possa essere diversa, il credo e’ rimasto lo stesso di 10 anni fa.

    Cambio, mi modifico in una maniera che mai avrei voluto, e lo faccio inesorabilmente, cercando di tanto in tanto di recuperarmi, di convincermi che alla fine e’ tutto ok, ma non e’ vero. Non ho smesso di vedere i colori, questo non succedera’ in nessun caso… ma ho perso la capacita’ di avvicinarmi, troppo grande il fossato che e’ stato scavato fra questo reale sterile e quella profumata dolcezza.

    E questo vuoto non puo’ colmarlo il tempo, non possono le persone, non posso io stesso, un dato di fatto, la voce spezzata che urla la morte dell’amore piu’ grande. Spaventosamente consapevole nell’angoscia di un’esistenza che non posso consacrare a quanto di sacro i miei occhi sanno ancora vedere, come un atleta privato delle gambe, o un poeta privato del cuore.

    E in piedi cammino in una strada che continua ad essere la mia, nel bene e nel male ancora la mia, perche’ e’ giusto pagare per gli sbagli che si compiono, e’ giusto mantenersi coerenti con la persona che si e’, qualunque cosa questo possa comportare, qualunque pena possa scaturirne.

    E’ comodo nascondersi dietro un sorriso, e’ tremendamente facile giocare con cio’ che la percezione altrui permette alle persone di capire cosa hai dentro, goccia in un oceano che nessuna nave potrebbe mai conoscere. Blindato dietro parole, espressioni e voci che annullano il dubbio o la preoccupazione, perche’ in quella consapevolezza io non voglio essere toccato, non posso, non sarei io. E’ semplice, e’ il piu’ amaro dei giochi, ed e’ un’amarezza che nessuno potra’ mai sentire all’infuori di chi desidera continuare a giocare.

    E’ tutto troppo gelido.