April 03
Più o meno
è stata una voce angosciante, straziante, che urlava lacerando la gola, a
perdifiato “It’s around you, it’s around you”. Non so se stessi dormendo o
meno, ma non credo faccia molta differenza. Da sveglio ho perso i miei buoni
20/30 secondi a riprendermi dal rincoglionimento prima di capire di cosa cazzo
stesse parlando.
E’ come se
avessi molto più tempo per me adesso. Il 16 marzo ha rappresentato moltissimo
per me, forse è lì che ho tagliato del tutto i ponti, voltato veramente pagina.
E come al solito, come d’abitudine per dario, cambiamenti radicali, che non
ammettono spazio per quello che era. Tra lavoro, chitarra, voce, arti marziali,
palestra, il suono di questa musica, le accelerazioni della mia 155, finalmente
è silenzio. Ed è silenzio perché sono fuori da questa mente, amo nelle mie
note, piango nel mio growl, odio nel mio kiai. E’ una mente per la quale è
rimasto davvero poco spazio, e per la quale lo spazio sarà sempre meno. Non è
passato molto, ma la botta è arrivata, e l’ho presa in pieno. Ora ho modo di
tastare ciò che si sta sgretolando, giorno per giorno, indipendentemente da ciò
che mi accade intorno.
Fino a
pochi mesi fa mi trovavo davvero a disagio in quel tipo di locale tamarro, da
sfasciati, in mezzo ai cazzo di comunisti o a coglioni con capello pisciato
davanti agli occhi, voce pronta a tradire un accento da “ragazzino del borgo”
che strappa un sorriso di compassione. E mai mi sarei sognato di provare
disagio fisico a stare in un posto opposto, così simile a chi ero, tante ragazze
carine, tutte sistemate, femminili e perfette per la serata, con i loro capelli
a metà fra l’emo e lo yeye, la loro felpa prada, la borsetta che sbrilluccica e
una nocciolina al posto del cervello.
Omologazione
totale, anticonformismo per partito preso, anarchia senza cognizione, fascismo
per la propria impossibilità di controllare la vita, comunismo in nome di
valori di nessuno. Queste le opzioni.
Gente
gente gente, tante persone, tutto molto bello.
Però poco
stimolante per i miei gusti personali, devo dire.
Si
trovasse qualcuno abbastanza intelligente da chiudere quella cazzo di bocca e
stare per un attimo a sentire senza usare orecchie, a dialogare usando le
emozioni, gli occhi, le sensazioni. Forse è chiedere troppo, o magari è
accettabile, il tempo me lo saprà dire sicuramente. Ma ad oggi, al di là dello
sbandamento successivo al mio errore di gioventù (che è durato i suoi begli
anni purtroppo), la mia scommessa è vinta. Vediamo quanto sono bravo a
proseguire così adesso, vediamo quanto onore ho recuperato.
Prendiamo
tempo per assicurarci che qualcosa sia vera, reale, solo per accorgerci che in
quel frangente di tempo le cose sono cambiate. Le cose cambiano, lo vedo, me ne
accorgo, ma pare che solo per me il cuore resti uguale, nonostante si modifichi
tutto ciò che si trova intorno al mio centro. O almeno, fino ad oggi le mie
esperienze non mi portano a poter dire il contrario, chiaramente mi auguro di
essere in errore.
Investire
molto in qualcuno e venirne fottuti, pare sia una cosa comune, ed ogni caso è
differente dall’altro, singolo, unico. Chiudersi, rendere di ghiaccio i propri
cuori, blindarsi e barricarsi dietro sé stessi, mascherarsi con facce che non
sono la propria. Basta.
Ridurre
tutto a razionalità per avere la sicurezza non risolve nulla. Lanciarsi in
qualunque cosa ci dia la parvenza di essere quella giusta non risolve nulla.
Chiudersi dentro sè e buttare via la chiave non risolve niente. Arenarsi dietro
qualcuno che non vale tanto quanto tu ritieni che valga ed a cui sei legato per
inerzia è da vigliacchi.
Saper
ascoltare, si limita tutto a questo. E, senza sporcarsi, non avere paura di
tentare, lanciarsi, abbandonarsi totalmente a ciò che hai dentro, se sai che è
vero e che rimarrà sempre tale a meno che non venga rigettato dall’altra parte.
Di
rialzarsi vale sempre la pena.