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December 27 I put my trust in youSempre e costantemente un numero imprecisato di maschere. Nascondere o soffocare dentro se’ sensazioni, stati d’animo o pensieri diviene la prassi. Magari a volte e’ poco conveniente tirar fuori determinate parti di se con gli altri. Personalmente, molto piu’ spesso semplicemente non mi sento di condividere quello che ho dentro con altre persone, e qui arriva la modalita’ riccio. Blindarsi all’interno di un guscio, rinchiudersi dentro una propria e personalissima bolla sa essere una soluzione, un metodo per proteggersi dal menefreghismo, dalla banalita’ e della totale omologazione esterna che determina e giudica cio’ che e’ giusto e cio’ che e’ sbagliato. Ho notato che i temperamenti tendono ad ogni modo a modificarsi nel tempo, come tutto del resto. A fasi emo/depressive se ne alternano altre basate esclusivamente su rabbia e furore, che lasciano ancora il posto a barlumi di speranza che mi portano a voler credere, a voler dare ancora fiducia. L’elemento divertente e’ che questi momenti non sono separati, ma tendono ad accavallarsi gli uni sugli altri, sommandosi o sottraendosi a vicenda, creando un miscuglio che va a sintetizzare un malessere ed una voglia di redenzione che sono singoli, sono unici, sono del tutto individuali e forse impossibili da comprendere per chiunque altro. Sono partito da un sogno grandissimo e meraviglioso. Con il tempo e con le esperienze ho fatto conto sia con quelli che sono i miei limiti, sia con quelli che sono i limiti altrui, sia con quelle che sono le diversita’ intercorrenti fra me e il resto. Andando avanti ho ritenuto risolutivo arrivare a determinati compromessi, sacrificando parte di quel sogno per andare incontro a quello che la realta’ puo’ effettivamente e concretamente offrire. Questo e’ il punto in cui attualmente mi trovo, eppure e’ come se non condividessi me stesso. Sensazione di amaro in bocca, di aver perso la partita piu’ importante della mia vita, di aver rinunciato. Va veramente bene cosi’? Vedi eli, questo vissuto mi ha piu’ volte dimostrato che fidarsi di qualcuno sia estremamente stupido, dato che comunque alla fine potrai fare affidamento solo su te stesso e dato che dopo un periodo di tempo piu’ o meno lungo quel qualcuno verra’ inevitabilmente a mancare. E’ ovvio quindi che fidarsi ed esporsi per poi finire feriti (a volte anche in maniera terribilmente dolorosa) e’ quanto meno discutibile. La soluzione e’ la chiusura, lo smettere di fidarsi, il camminare a passo lento in una vita concentrandosi su aspetti magari non marginali, ma sicuramente nemmeno determinanti come il sogno, come l’obiettivo che ti eri prefisso di raggiungere. In parole povere le scottature creano inaridimento (o “maturazione” se vogliamo), e ti fanno vedere che anche quello che per te era un arcobaleno sa essere in bianco e nero. A volte capita di avere la sensazione che un’altra persona condivida determinati tuoi modi di vedere cose importanti, maniere di vivere alcuni sentimenti profondi, capita di sentire un’affinita’. In genere ( o almeno fino ad oggi ), con il tempo ci si rende conto che la sensazione originaria era sbagliata, totalmente sbagliata, e che probabilmente per natura cerchiamo sempre di vedere quello che vogliamo vedere, cio’ di cui abbiamo bisogno, anche se questo magari non corrisponde a verita’. Ovvio che poi questa diventi una ulteriore delusione che va ad arricchire il tuo gia’ corposo curriculum, facendo tra l’altro sempre piu’ male, dato che di volta in volta lo sforzo per dare fiducia e’ sempre maggiore. Sentirsi traditi nonostante le tenerezze, gli occhi sinceri, le parole, nonostante i “ti amo”, nonostante i “per sempre”, fa davvero male, un male che nessuna parola sarebbe mai capace di far comprendere. Ma come tu mi insegni “never is a promise and I’ll never need a lie”. Si spera sempre in un miglioramento, ma crederci sul serio diventa ogni giorno piu’ difficile. |
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